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Il M° Chang in meditazione

Pier Mario Biava
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E' uscito nel mese di ottobre 2003 su "Riza psicosomatica" un articolo interessante di Raffaele Morelli, intitolato "Sei tu il farmaco anticancro".
Un articolo interessante indirizzato a comunicare quanto sia importante riconoscere che una certa qualità di vita con l'aggiunta di supporti quali in T'ai Chi Ch'üan, il Chi Kung e tecniche di meditazione, possono contribuire a potenziare le nostre difese e a proteggerci da diverse malattie. Queste tecniche non sono miracolose, ma ci possono aiutare a reagire tramite il potere della nostra mente e l'utilizzo dell'energia vitale chiamata dai cinesi "C'HI".
L'articolo in questione:
"A poco più di 30 anni, a Guo Ling viene diagnosticato un cancro ovario avanzato. Era la fine degli anni 70 e non si disponeva ancora di chemioterapie efficaci per le neoplasie di questo genere. Dopo ripetuti e fallimentari interventi chirurgici, la resa dei medici. Ma Guo Ling reagisce: esperta di T'ai Chi, si dedica al Chi Kung, soprattutto a quella parte della disciplina definita dai cinesi "meditazione in movimento o T'ai Chi Chi Kung", che consiste di esercizi respiratori associati alla mobilizzazione delle gambe, braccia, busto e anche. Guo Ling migliora fino a guarire e fonda il Guo Ling Chi Kung, palestre integrate di arti marziali (Kung Fu) e pratiche salutistiche diffuse in tutta la Cina"
Secondo le recenti ricerche in biomedicina, il nostro modo di pensare influenza in modo significativo le nostre malattie.
Gli studi di Richard Davidson, capo del Dipartimento di psicologia dell'Università di Winsconsin, hanno messo in luce che il nostro cervello, in determinati stati di coscienza, è in grado di modificare l'intera biologia del nostro organismo.
In particolare Davidson ha riscontrato che negli stati meditativi si creano un numero nettamente maggiore d'anticorpi e calano di gran lunga i rischi di ulcera, cefalea, psoriasi e in genere di tutte le malattie psicosomatiche. Significativi risultati però si ottengono con la meditazione anche nei confronti di patologie più gravi, cancro compreso.
Ma che cos'è la meditazione?
Niente di più che uno stato di auto-osservazione rilassato. La coscienza, che nella vita di tutti i giorni è prigioniera di pensieri, emozioni, abitudini, viene messa in primo piano, come se il nostro sguardo interiore prendesse il sopravvento su tutto il nostro mondo interno. Insomma, la ricerca si accorge solo ora di quello che gli uomini di tutte le tradizioni sanno da sempre, e cioè che ogni nostro stato di coscienza modifica costantemente, tramite il cervello, la materia vivente. Così, il modo di pensare di ognuno di noi può depositarsi nel nostro DNA e a lungo andare diventare malattia o fonte di benessere e salute. Questo è il pensiero di tutti i grandi saggi come Aurobindo, Schwaller de Lubicz, Gurdjieff e Krishnamurti: "Quelli che pensano molto sono molto materialisti, poiché il pensiero è sostanza. Il pensiero è "sostanza" tanto quanto sono sostanze il pavimento, il muro, il telefono".
Insomma i nostri pensieri sono "materia" che interferisce continuamente con il nostro organismo. Per questo ogni epoca ha avuto le sue malattie: la sifilide quando l'eros doveva essere punito, calpestato, tormentato, relegato nei bordelli dai sensi di colpa collettivi, oppure la tubercolosi quando il mondo voleva vivere in una dimensione esclusivamente spirituale, romantica (il "mal sottile").
Già ma cosa rappresenta il cancro, che è la seconda causa di morte nel mondo occidentale?
Il ruolo del cancro
E' la proliferazione di cellule del tutto afinalistiche, anarchiche, che si sviluppano come se non appartenessero all'organismo che le genera. Mentre una cellula fecondata (lo zigote) si differenzia triliardi di volte e realizza prima un embrione, poi un feto, poi un essere umano, il cancro vive moltiplicazioni senza senso, fine a se stesse, fino a portare alla distruzione dell'organismo stesso che abita.
La riflessione sull'embrione è una riflessione antica e determinante, che il pensiero scientifico ha messo sullo sfondo: che cosa fa si che uno zigote, anziché diventare una cellula cancerosa, continui a differenziarsi? Come accade? Qui si apre il problema centrale della memoria filogenetica
Il nostro corpo evolve perché in esso c'è un'immagine che istante per istante gli ricorda che dobbiamo diventare quella forma, quella specifica, unica irripetibile forma umana che ognuno di noi è: l'embrione ripercorre tutte le tappe della vita animale che ci hanno preceduto, ma qualcosa dentro di lui sa che deve partorire l'uomo.
Proliferazione senza senso
E il cancro? Secondo Pier Mario Biava, medico e ricercatore che ha unito la ricerca scientifica alla teoria filosofica della complessità, il cancro è una vera e propria rottura dell'identità, un'incapacità schizofrenica delle cellule a comunicare tra di loro, una perdita del senso della vita; quando noi smettiamo di differenziarci, perdiamo le caratteristiche uniche della nostra individualità e diventiamo solo cellule, che non evolvono più, ma che si moltiplicano all'infinito. In pratica, o ognuno di noi realizza la sua diversità, realizza se stesso e quindi continua a evolvere, oppure rischia di diventare un branco di cellule, proprio come il cancro. Il cancro sarebbe quindi il riflesso di un immaginario collettivo che cessa di evolvere ("Complessità e Biologia", a cura di P.M. Biava, Bruno Mondadori).
Più viviamo nelle mode, seguendo gli standard, la normalità di tutti gli altri, più ci allontaniamo dalla nostra funzione cosmica che è quella di creare
Non creiamo più con la fantasia, col gioco, con le parole e allora diventiamo amorfi, senza individualità, come il cancro. Siamo embrioni nati per partorire nuovi mondi, o meglio per estrarre dalla materia vivente l'oro dell'alchimista, la coscienza, che la materia non sapeva di possedere. Se questa funzione viene meno, viene tradita l'immagine del mondo, la stessa che in ogni istante informa il divenire dello zigote che ancora siamo. Diventiamo come ciclopi prigionieri di gesti sempre più riduttivi e la terra promessa si allontana. Diventiamo prigionieri delle identificazioni e così, come accade ai giorni nostri, non sappiamo più stare in silenzio, al buio, il nostro cervello è immerso in un continuo frastuono di parole, pensieri e immagini, ha perduto completamente la sua capacità contemplativa, meditativa.
Osservando il paziente canceroso ci accorgiamo che è un paziente il cui immaginario è dominato dall'idea della perdita di creatività. Una delle frasi pronunciate da tutte le pazienti che ho potuto esaminare è "Dottore, io mi sentivo morta, io ero un fantasma
". La proliferazione cellulare è la paradossale reazione materiale della cellula che ha perduto il Senso, cioè il suo nucleo organizzatore. Dovremmo riflettere su che cosa può ridare il Senso alla nostra vita, su quello che possiamo fare per riaprire le porte all'evoluzione e quindi alla coscienza. Dobbiamo imparare nuovamente a contemplare noi stessi; ma la contemplazione è pura osservazione, senza giudizio, senza paragone e senza pensieri. In effetti, non siamo più capaci d'osservarci senza esprimere giudizi e, quindi, senza sensi di colpa.
Evoluzione e Coscienza
Non c'è stata epoca che abbia goduto di un così grande benessere materiale (almeno per gli occidentali) e che contemporaneamente sia stata segnata da una così larga diffusione di depressione, ansia, attacchi di panico e insonnia. Non c'è mai stata epoca, insomma, che abbia "pensato" così tanto.
L'uomo lascia poco spazio all'immaginazione ancor meno alla creatività. La nostra epoca ha partorito la malattia più caotica che esista, il cancro. Abbiamo oscurato il nostro sole, siamo diventati troppo esterni, troppo superficiali, in balia dell'effimero. Non ci fidiamo più dei nostri gesti
Eppure il buddista e il taoista ci hanno insegnato che ogni nostro gesto incide sulla coscienza, tocca il cervello e rimane sempre dentro di noi.
Ma la coscienza, cervello, corpo ed emozioni sono una sola cosa, la nostra voglia di vivere, senza schemi e certezze prefabbricate fa la differenza. Ci piaccia o no, l'antidoto più importante contro il cancro è ritrovare la gioia di vivere, la stessa che vediamo negli occhi dei nostri figli. Quella gioia mette in moto più d'ogni altra cosa le nostre difese naturali.
Non possiamo certo dimenticare che quando il nostro maestro è arrivato in Italia negli anni 70, i medici gli avevano diagnosticato un cancro e comunicato che avrebbe avuto ancora solo un anno di vita, è vissuto più di quindici anni da quella data, è morto nel 1992 per causa non del cancro, ma di un'embolia causata dalle tante ferite di guerra riportate in tutto il corpo.
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